La sua storia è impressa in una torre campanaria, dove un orologio scandisce il ritmo della tradizione e una banderuola indica la direzione del vento. Torre Orsaia, però, non è solo questo. C’è anche Castel Ruggero, la sua frazione, dove si può visitare un castello che forse non c’è mai stato! Vi abbiamo incuriositi?

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“Chi passa pi la Torre non è abburlato, Ciccu Martinu o è muorto o e malatu” (chi passa per la Torre non viene preso in giro, Pinco Pallino è morto oppure è malato): è un antico proverbio torrese che sentirete recitare dai frequentatori della piazza, da sempre centro nevralgico della vita del paese. Ve lo diranno un po’ per prendervi in giro, un po’ per farvi capire lo spirito dei torresi. Sicuramente non vi abburla (vi prende in giro) la bella piazza, nonostante il nome sia spesso cambiato negli anni. Oggi è Piazza Michelangelo, ed è da qui che abbiamo iniziato la nostra passeggiata.

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Il grande spazio è delimitato sui tre lati da Via Pulsaria, che scende verso il mare, dal municipio di recente costruzione e dalla Chiesa di San Lorenzo, risalente al 1500. Qui, sin dal 1300, il simbolo indiscusso di Torre Orsaia domina la piazza con i suoi trenta metri di altezza: la torre campanaria. Alla base, e per tre sessioni, ha una forma quadrata; l’ultima sessione, invece, è ottagonale con otto arcate che culminano in una cupola a punta sormontata da una croce di ferro e una banderuola. È possibile attraversare la torre lungo il suo corridoio voltato a botte e ammirare gli emblemi dei vescovi che dominarono Torre Orsaia e lo Stemma del Palazzo Vescovile, purtroppo completamente distrutto, che fu sede estiva dell’Episcopato di Policastro.

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Poco distante ci siamo imbattuti in una fontana ciquecentesca, chiamata dai torresi “lu zampillu”.

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La nostra passeggiata è proseguita per via Pagano fino ad arrivare a via Del Mare: qui abbiamo trovato un vero e proprio balcone che si affaccia sul Golfo di Policastro. Il panorama è spettacolare ed è facile capire perché Torre Orsaia sia stata scelta dai vescovi come luogo ideale per fuggire alle incursione saracene che devastarono Policastro.

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C’è anche un piccola cappella dedicata alla Madonna delle Grazie che risale al XVI secolo. Basterà scostare una semplice tenda per trovarsi di fronte una tela molto suggestiva, in una cappella minuscola e accogliente.

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Passeggiando tra gli stretti vicoletti, vi capiterà – come è successo a noi – di imbattervi in altre cappelle molto simili, come quella di San Rocco e dell’Immacolata.

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Le salite potranno sembrarvi faticose, ma non preoccupatevi: la Fontana della Pergola è il posto ideale per fare una piccola pausa e per dissetarsi. È un antico lavatoio in pietra che conserva ancora due lapidi: una del 1569 con uno stemma raffigurante una torre protetta da due leoni, e l’altra con la data del restauro effettuato nel 1770.

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Dopo aver recuperato fiato e gambe, siamo andati a visitare Castel Ruggero.

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La piccola frazione è arroccata sulle pendici del monte Centaurino e ha una storia molto antica che risale al 1055 e al castello costruito da Ruggero d’Altavilla per difendersi dagli attacchi del conte di Laurito.

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La leggenda che ruota intorno all’esistenza o meno del castello è suffragata dalla tela “Castel Rogero en 1843” dipinta dal famoso pittore francese Jean Baptiste Camille Corot.
Negli anni settanta del secolo scorso, lo storico Claudius De Jonge ebbe modo di verificarne l’esatta corrispondenza; da allora, però, due correnti si sono dibattute circa l’esistenza o meno di un castello.

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Passeggiare per il centro storico di Castel Ruggero, è un vero e proprio tuffo nel passato.
Calpestando stradine acciottolate e salendo scalinate in pietra, vi immergerete in un’atmosfera medioevale. Le porte rovinate, gli archi e i balconi vi racconteranno di cavalieri e dame, di tornei e giullari.

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Il punto più alto del borgo è un magnifico belvedere su Torre Orsaia e il Golfo di Policastro.

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Buona passeggiata!

Testi e foto di Maria Ilaria Iuliano