Roccagliorosa è un borgo cilentano fra i più autentici, dove panorami da togliere il fiato si fondono con una storia millenaria. Ogni angolo, vicoletto o piazza vi racconterà di un passato epico e vi regalerà paesaggi unici, incontaminati e rasserenanti.

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Aggrappata alle pendici rocciose del monte Capitenali, spartiacque tra la valle del fiume Bussento e quella del fiume Mingardo, Roccagloriosa conserva uno dei più importanti insediamenti medioevali del Cilento. Le prime notizie certe del borgo si hanno a partire dal XIII secolo, ma Roccagloriosa può vantare una storia ben più antica, come testimoniano i numerosi ritrovamenti archeologici.

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La nostra passeggiata inizia proprio sul monte Capitenali, in località “La scala”, dove a ridosso della strada e protette dalla folta chioma di alberi secolari, si trovano due tombe risalenti al IV – III secolo a.C. Appartenute molto probabilmente ad una famiglia aristocratica, entrambe le tombe erano ricche sia di oggetti preziosi che di ceramiche a figure rosse provenienti dalle vicine officine lucane. Oggi questi reperti archeologici sono conservati nell’Antiquarium di Borgo Sant’Antonio.

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Tornando indietro, potrete riposarvi su una delle tante panchine che troverete lungo la strada: godono tutte di una visuale superba sul Golfo di Policastro.

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Una volta ripreso il cammino, di fronte a voi troverete il monte Bulgheria e sotto di voi… Roccagloriosa.

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Proseguendo nella discesa arriverete in piazza San Nicola, dominata dall’omonima chiesa, dove lo sguardo potrà spaziare sulle valli del Mingardo e del Bussento.

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Vi darà il benvenuto nel centro storico una fontana risalente al 1893, detta dei “Tre Cannoli” , collegata ai sottostanti lavatoi delle Fontanelle attraverso un lungo canale e una cisterna sotterranei.

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A questo punto della passeggiata sarete quindi arrivati in borgo Sant’Antonio, vero fulcro del paese, dove troverete qualche bar e una pizzeria molto rustica dove rifocillarvi. Scendendo qualche scalino, potrete visitare il museo Antonella Fiammenghi, ricco di numerosi reperti archeologici rivenuti nelle tombe. Riveste particolare importanza il vaso da acqua a figura rossa, risalente al V secolo a.C., ma il corredo include anche vasellame di bronzo utilizzato nei banchetti e strumenti per la cattura delle carni.

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Ritornati in borgo Sant’Antonio, vi aspetta un’affascinante salita tra i vicoletti. Questo è il momento di passeggiare senza meta e scovare edifici storici dai portali maestosi in pietra scolpita, piccole cappelle e, con un po’ di fortuna, addirittura il palazzo dove nacque il grande Totò.

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Potreste incontrare anche una gentile signora di ritorno dall’orto con delle arance appena raccolte, accettare il suo invito a mangiarne qualcuna e ascoltare il racconto della sua vita.

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La salita è fatta tutta di gradoni a basolo; ai lati dei vicoletti troverete palazzi baronali di illustri personaggi feudali e di intellettuali, come il matematico Nonio Marcello Saia che scrisse un trattato sull’astronomia pubblicato duecento anni dopo la sua morte. I portali di Casa Saia, Casa Guida e del palazzo e della cappella De Caro sono caratterizzati da elementi architettonici molto particolari.

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Ma troverete anche numerose chiese, come quella di San Giovanni Battista, dedicata al Santo Patrono, o la chiesa di Sant’Angelo, costruita dal medico personale di Carlo V, Marino Crasso: se avrete la fortuna di trovarla aperta, potrete ammirare affreschi seicenteschi raffiguranti scene della Natività, del sacrificio di Isacco e di San Francesco e Santa Caterina. L’altare maggiore è decorato da una tela che riproduce l’ultima cena realizzata nel 1780 da Salvatore Mollo.

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Lungo questa ripida salita, vi imbatterete in squarci panoramici che vi ammalieranno ogni volta: sbucano all’improvviso tra vicoli stretti, caratterizzati da piccole arcate, e casette in pietra.

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Nella cima più alta del paese, i ruderi del castello proteggono Roccagloriosa. Edificato tra l’VIII e il IX secolo, era un punto strategico che si inseriva in una catena difensiva di cui facevano parte anche i castelli della Molpa, di Moltelmo e di Policastro. Federico II lo inserì nella lista castra exempta della Campania: la custodia dei castelli spettava direttamente all’imperatore. Nel 1808 il castello fu saccheggiato e raso al suolo dalle truppe napoleoniche.

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Non vi resta che scendere e uscire dal centro abitato per visitare le fontane di Gammavona e di San Nicola, circondate da oliveti e orti e recentemente ristrutturate insieme al lavatoio dalla singolare forma a ferro di cavallo.

Purtroppo un improvviso acquazzone ci ha impedito di farlo, ma siamo sicuri che voi sarete più fortunati! Noi invece… abbiamo una scusa in più per tornare!

Testi e foto di Maria Ilaria Iuliano