Fare una sosta alla Tenuta Vannulo prima di lasciare il Cilento se non obbligatorio è fortemente consigliato. Ormai famoso in tutto il mondo, questo luogo è stato citato anche dal Washington Post. Chiamarlo caseificio è riduttivo: si tratta di una meravigliosa tenuta, una vera e propria oasi di pace lontana dalla frenesia moderna.

Ci hanno dato il benvenuto nella Tenuta Vannulo il profumo di glicine in fiore e i “mozzatori”, che con mani sapienti lavorano e intrecciano la pasta filata ancora calda. Antonio Palmieri, ideatore e sceneggiatore di questa magia, ci ha trasportati nel suo mondo e noi ne siamo stati subito conquistati: qui tutta la filiera di produzione è made in Vannulo, dal foraggio alla bottega della pelle.

Ci siamo incamminati attraverso un cortile verso la stalla, dove seicento bufale ricevono un trattamento da SPA: rulli massaggiatori, spazzole, docce e aperitivi a base di erba fresca appena tagliata.

Non è da meno l’orto che fornisce il ristorante della Tenuta. Abbiamo intravisto melanzane, zucchine e pomodori. Il profumo proveniente dal ristorante ci ha fatto venire un languorino e non abbiamo esitato ad accomodarci in questo piccolo rifugio con il soffitto in legno e una finestra che potrebbe essere un quadro di un paesaggio bucolico sulla tenuta.

Abbiamo iniziato la nostra degustazione con un assaggio di prodotti caseari accompagnati da un’altra produzione della casa, ovvero il pane, servitoci bianco e alle noci, insieme a grissini e taralli, che accompagnavano un burro aromatizzato alle erbe e una cremosa salsa tzatziki. Il sapore acidulo di quest’ultima ha preparato il nostro palato a sua maestà la mozzarella di bufala: la pasta liscia e omogenea ci ha ricordato una perla e all’assaggio il latte è letteralmente esploso nella nostra bocca.


Abbiamo proseguito, da perfetti Cilentani DOC, con qualche sfizio fritto: pizza e polpette di uova, pane e formaggio. Queste bontà non ci hanno scoraggiato dall’ordinare ben due primi piatti: spaghetti alle noci con colatura di alici e ravioli ripieni di ricotta.

Come dolce abbiamo optato per una friabile crostata con ricotta e cioccolato e per dei baci di dama alle nocciole, talmente buoni che non ci siamo vergognati di ordinarli due volte.

Ci siamo alzati da tavola soddisfatti e intenzionati a fare una passeggiata digestiva… Quale occasione migliore che visitare il museo permanente degli attrezzi agricoli?

Abbiamo lasciato la tenuta appagati e con la promessa di fermarci più spesso per godere di questa pace unica.

Buona visita!