Oggi vi portiamo in un posto che non ha bisogno di presentazioni: è infatti plurisegnalato dalle guide e conosciuto da ogni cilentano che si rispetti. Stiamo parlando del ristorante “La Chioccia d’Oro”, che Giovanni Positano dirige magistralmente insieme alla moglie e, da qualche anno, alla figlia Rosa.

Proprio ai piedi del Monte Gelbison vi aspetta questo rifugio del gusto.
Per questo ristorante e per la famiglia Positano, i cilentani nutrono un sincero affetto. Per molti la Chioccia d’Oro è stato teatro di occasioni importanti ed ha accompagnato la crescita di piccoli cilentani sempre con la stessa semplicità.

Assecondare i tempi di Madre Natura è uno dei tanti punti di forza della Chioccia d’Oro e lo si capisce fin dall’antipasto dove, oltre ai salumi e alla mozzarella nella mortella, a seconda del periodo troviamo assaggi di alcuni dei piatti che maggiormente caratterizzano il Cilento: foglia e patate, melanzane ‘mbuttunate, frittatine e una cocotte di legumi e funghi.

Ogni cilentano che si rispetti non si ferma mai all’antipasto e anche noi, non senza difficoltà, considerata la vasta scelta del menu, abbiamo optato per tre primi classici e tre piatti dello chef che ci hanno assolutamente convinto.

Abbiamo cominciato con i celebri “nidi”, anche detti rondelle: un rotolo di pasta fresca farcita di prosciutto cotto, besciamella, mozzarella con condimento al ragù. I nidi vengono presentati in un bollente “teanieddo” di terracotta.

Abbiamo proseguito con i zitoni spezzati conditi con ragù di carne, una vera meraviglia.

E poi i cavatieddi Chioccia d’Oro, che prontamente abbiamo ricoperto con un’abbondante grattata di formaggio di capra.

Per quanto riguarda i primi meno tradizionali, ma che caratterizzano molto il menu della Chioccia d’Oro, abbiamo optato per dei ravioli di ricotta con noci e pancetta, tanta materia prima di grande qualità e ben cucinata.

Abbiamo proseguito con dei ravioli al pistacchio e, per finire, i famosi bigoli alla Portofino, con pesto e pomodorini per mantenerci leggeri.

Alla Chioccia d’Oro si mangia e si beve cilentano e chi meglio di Rosa, che ha completato recentemente la sua formazione da sommelier, ci può consigliare?

Il Cilento è infatti una terra che sta crescendo tanto anche dal punto di vista enologico e sono tante le piccole cantine cilentane che ormai sono riconosciute a livello nazionale. Per questo pranzo gustoso abbiamo optato per un aglianico, il Kleos di Luigi Maffini, una garanzia!

Dopo tanti primi piatti (vi assicuriamo che eravamo in tanti e che abbiamo solo assaggiato!), per i secondi ci siamo limitati ad una classica bistecca di vitello

e un tenero filetto di maiale accompagnato da cipolle, pere e scaglie di mandorle. Il contorno al quale non abbiamo potuto rinunciare sono le patate “arreganate, ovvero tagliate sottilmente e condite con origano, cipolla e buon olio cilentano.

Il nostro pranzo si è concluso con una torta meringata al limone e i saluti alla famiglia Positano, alla quale auguriamo di ospitare ancora molte generazioni di cilentani e non solo.